martedì 11 marzo 2008

It’s Varanasi, baby

Il pazzo tassista va a 80 all’ora tra i vicoli, sputazza paan dal finestrino e così non si accorge che sta per centrare in pieno un risciò a pedali, scarta all’ultimissimo secondo verso destra e sfiora il corno di una mucca a sinistra… evvai, feel the force of a billion hearts! -come dice lo spot del nuovo team di formula uno del patron della Kingfisher-
“Varanasi big problem: traffic…”
E’ lo so, caro, come in Sicilia, stesso problema principale proprio…

Scusa Kashi, città della luce, della madre Ganga e di Shiva, tra gli insediamenti urbani più sacri e antichi della terra; stavolta ti è toccato accogliere 2 cinici, e, benevola, li hai anche trattati molto bene.
Abbiamo aspettato un anno prima di venire a trovarti, dovevamo prima leggere, guardarci in torno, abituarci, cercare di capire. Abbiamo fatto bene, nessuno shock, anzi abbiamo avuto la sensazione che la fama dei tuoi riti funebri non ti renda giustizia, e ci è sembrato che fosse più la vita, ciclica ed eterna, ad essere celebrata lungo il tuo alveo, tra l’Assi ed il Varuna.
Abbiamo riso di gusto a vedere la caterva di occidentali sbomballati che si aggirano lungo i tuoi Ghat: come la vorticosa e vaporosa danzatrice scalza con mega cuffie Sony; la regina delle Cronache di Narnia con dreadlocks paglierini e Asics ai piedi; l’Edith Piaf de noantri in trance dopo ore di ascolto di terrificanti gargarismi con monocorde accompagnamento di sitar. Che spettacolo, o madre! Nomina sunt consequentia rerum, Benares, e sei davvero ‘il luogo che attira tutti’, e tutti purificali, figlia dell’alluce di Vishnu, che si immergano e portino a casa nelle brass pots un po’ della tua acqua -dove, come notava Mark Twain, nessun microbo che si rispetti saprebbe vivere-, e che quest’acqua rimanga, ad elogio della follia e della magia della vita. Che vengano e vadano le coppie da The nel Deserto o da Babel, gli ariani che hanno equivocato Hermann Hesse, i giapponesi da cartone animato e con le mascherine sul volto. Non ti curar di lor (e di noi), ma guarda e passa: solo chi all’alba col sari zuppo si lava i denti colla liquirizia ti appartiene davvero, e così dev’essere a Dasashvamedha, dove Brahma fece sacrificio di 10 cavalli.


Nessun commento: