mercoledì 28 novembre 2007

Il Lupercale

Sir, someone complaining…
Now what?
Water, backside… a lot of water… come and see…
Maremma inondata! … ma che è, il Niagara?! R, call the plumber…

Sir, need breaking...
Già!
Inside...
What? The wall?? Forget it!
Nahin, nahin! Floor...
Please please, minor disruption… pleeeeeeease!
Sir, don’t know where the pipe is, so…
Understood: San Germano, ora pro nobis; San Giuliano, ora pro nobis…

Sir, sir! Come and see!
…San Zenone, ora pro nobis…
Orca, il Lupercale! Varda, varda: lì probabilmente stava Romolo e lì Remo!
Remember last time when everybody was looking for the missing meter? I found it! It was buried and sealed underground!
Can’t hear you… Could you stop the waterfalls?

lunedì 26 novembre 2007

La squadra di calcetto

L’idea di mantenere 3 famiglie, anzi, addirittura 4 se includiamo quella della guardia, ci mette addosso un senso di responsabilità ai limiti dell’inquietudine. Impieghiamo un numero di persone pari a quello degli elementi di una squadra di calcetto!
Le ultime new entry sono: A, la cuoca, super punjabi doc, tenerella e iperattiva, con 2 figli che adora; e il marito C, che si prende cura di Kina quando non ci siamo.
A e SuperR si evitano più che volentieri, vige un sospetto mutuo, sostanzialmente si detestano…
K “il fighetto” rimane il fidato driver, anche se ogni tanto quando chiede soldi che non gli sono dovuti ci fa sclerare. L’abbiamo impacchettato una volta per uno, sia io che S, e adesso è molto in riga, povero. Adora essere responsabilizzato, se gli vengono dati ‘incarichi speciali’si gonfia tutto e diventa precisissimo; bravo K!
Il geometra è stato soffertamente licenziato… era un disastro, facendogli notare il triste stato del rettangolino di sua competenza chiedeva cifre smodate per impiantare improbabili floricolture… una volta ottenuto un salario extra a mò di liquidazione, ha scatenato la lobby dei giardinieri di JB, tutti parenti tra loro, perché nessuno prendesse il suo posto!
C’è da dire che con il nuovo mali non è che la situazione sia migliorata moltissimo… il pratino fa sempre pena: prima il baldo giovine ha sostenuto che il banano e tutto il resto stesse morendo per colpa delle termiti e che quindi ci sarebbe voluto ‘ish-pray’, dopodiché il banano e tutto il resto sono definitivamente spirati e lui, senza scomporsi, ha commentato: è perché c’è stato messo ‘ish-pray’… Pochi giorni fa ha arato a zappate facendo una fatica boia, quindi ha piantato un’erbetta che più gialla non si può… forse era meglio seminare del miglio, mah!

2 giorni dopo l’housewarming abbiamo organizzato una festicciola per tutti loro, bambini inclusi, ed è stato un successo. Si sono presentati tutti in tiro, K sembrava John Travolta in Saturday night fever, A e la moglie di K sfoggiavano entrambi degli eleganti sari color acquamarina. C, il figlio di A, ha morso la figlia di K. K si è ubriacato di whiskey e ha ringraziato mille volte. J, la figlia di SuperR, ha portato Olive, il suo piccolo cagnolino, che Kina ha abbattuto a zampate…
SuperR era finalmente sorridente, ma guardava comunque di traverso A…
Uno spasso!

Tremors Rock Delhi

4.40 am circa di stanotte: un rombo sordo ci sveglia di soprassalto, Kina davanti alla nostra porta sfodera il suo cupo abbaio di paura, accendo la luce, e con S esclamiamo in coro ‘terremoto!’. Dura poco per fortuna, ad occhio una decina di secondi, ma il tempo si dilata in quei momenti. La ventola sul soffitto non sembra muoversi, non è un’ onda, è un tremore; e la cosa che più colpisce è davvero il rumore, questo stranissimo gorgoglio baritonale: Madre Terra ha voce profonda e inquietante…
Sento le guardie agitarsi, restiamo immobili in attesa per qualche istante: arriverà una scossa di assestamento? Peggio di quella di prima? Sembra passata, ma meglio prendere qualche precauzione: come apro la porta Kina striscia dentro pancia a terra e va a raggomitolarsi tra le braccia di S, vado a parlare con il chowkidar, gli dico di lasciare il cancello aperto e apro anche l’altro ingresso, se succede di nuovo qualcosa siamo fuori in 5 sec.
S fa gli stessi commenti della Belli, che ha scritto della diversa esperienza del terremoto a Managua e in California: qui come a Managua, a differenza che in California o in Italia, si ha infatti la sensazione che in caso di calamità sarebbe tutto un ‘si salvi chi può’, non si potrebbe più di tanto contare su pompieri, ambulanze, polizia e comitati di quartiere, sarebbe più che altro un ‘ognuno per sè e Dio per tutti’.
Accendiamo la TV, dopo una mezz’oretta NDTV 24x7 e CNN-IBN, i 2 canali di notizie in inglese, riportano: Tremors Rock Delhi, epicentre on the border with Haryana, magnitudo 4.3 on Richter scale. Stamattina lo descrivono come mild earthquake, noi comunque una roba così non l’avevamo mai sentita.

giovedì 22 novembre 2007

Ish-pray!



C’era una volta un mobile da cucina, fatto fare su misura dal leggendario Mr S, pedagogico e puntiglioso impresario falegname, che in sole (si fa per dire) 10 settimane aveva prodotto la funzionale opera componibile, che per essere incastrata al suo posto aveva avuto bisogno di una buona dose di martellate. Avevamo notato da qualche tempo una sospetta polvere di legno nello spazio di separazione con il granito che si trova ai 2 lati del mobiletto, ma A sosteneva di aver fatto in modo che ogni possibile tarlo fosse scomparso. Di questo eravamo convinti fino a quando, presenti gli in-laws, sollevo una serie di buste di plastica che erano state appoggiate proprio tra il piano di granito e il mobile…
E’ stato come vedere dall’alto un plastico di Mathura Road all’ora di punta: una coda di 5 colonne di termiti sembravano suonare forsennatamente il clacson in attesa di tuffarsi nei rispettivi tunnel nel legno! (Per chi non ne avesse mai vista una, la termite è bianca, ha le dimensioni di una formica, ed è bastarda dentro: mangia l’interno dei mobili fino a ridurli ad una carcassa vuota; quando te ne accorgi, non c’è di norma rimasto più niente).
Evvai, un altro V-day attaccati al cellulare! Mr S si dimostra subito ottimista: if the colony has spread you got to throw away all your furniture, sentenzia implacabile con tono monocorde. Benissimo, per saltare i consueti 4 passaggi successivi: chiedo – non ottengo, chiedo – non ottengo, passo diretto all’urlo belluino. Non mi fraintendete, non è ira, è esperienza: l’unico modo per ottenere il dovuto con celerità. E di fatti Mr S si prostra in salamelecchi e in mezz’ora ho gli operai al lavoro:

Ish-pray!
In che senso? Devo pregare? Non ci è rimasto che rivolgerci all’Altissimo?
Nay! Nay! Ish-pray, ish-pray! B-A-Y-G-O-N!

In mezz’ora una nube tossica ha invaso tutta casa che nemmeno Bhopal, Kina si è rifugiata in uno dei bagni e SuperR si fa quasi venire un attacco d’asma. La cucina viene sventrata, le pesti avevano contagiato altri 3 mobili che vengono abbattuti a colpi d’ascia… Quando la polvere si deposita sembra di essere stati vittima di un attentato naxalita…
Tra 5 giorni abbiamo l’housewarming party, auguri!

mercoledì 21 novembre 2007

You Better Get This Party Started!




Facciamo una festa!
Easy, peasy, lemon squeezy…

Cò ciufolo proprio! A meno di una settimana dal più volte rimandato Housewarming Party, non solo le termiti abbattono la cucina, ma sia io che S siamo azzerati dal Delhi belly. Un paio di uova fritte ci devastano e a me viene anche un febbrone da cavallo. Già gli inviti erano stati un parto non facile, ma poi si presenta il corriere bel bello dopo 10 giorni a dire che un buon numero, per i motivi più straordinari (chiuso, non mi lasciano entrare, etc.), non sono stati consegnati: fantastic!
Per S questo ‘debutto in società’ è pure lavoro, quindi magari sarebbe il caso che il tutto non risultasse proprio una ciofeca…
Mettiamo a lavorare tutti, pure C, il marito di A, che in 3 ore stira quello che SuperR avrebbe stirato in 2 settimane. Mitica SuperR, il suo “there’s nothing to do in this house” è passato alla storia; non si è mai sognata di spostare un letto o un mobile, operazione che, una volta compiuta, ha portato a ritrovamenti sensazionali, degni del Lupercale.
I giorni passano in fretta e cominciano ad arrivare le conferme dagli invitati, 40, 60, 80, 100 and counting… mò dove li metteremo tutti, ci sarà da divertirsi.
Per il catering ci siamo affidati alla pluridecorata R; siamo stati da poco al suo ristorante e davvero si mangia benissimo. Tramite lei abbiamo contattato anche un fantastico tipo alla Monsoon Wedding che si occupa di luci, tende, sedie e sofa. Resta tutto però un’incognita perché l’allestimento –cucine e tutto il resto- verrà fatto solo il giorno stesso, giovedì 15.
Mercoledì sera fremo, il tipo aveva detto che del materiale doveva arrivare quella sera e alle 11 ancora non si era visto nessuno. 11:30, suona R, la guardia: yessser, gutifning ser, mattirial ser! L’è arrivà un camion de roba… 7 gujjar scaricano una tonnellata di panche, sedie, divani, cavi, tessuti, boh!
La mattina dopo è il delhirio più totale, Kina per il casino è impazzita, non sa più dove cacciarsi.
Sir, do you confirm the need of big generator? Certo bello, mi ci manca che salti la corrente e rimaniamo tutti al buio. Sir… I think would be better if your electrician is here all night… Oh, porcaccia… Ajay!!!!!! Alle 2 del pomeriggio, un aggeggio grande come un Hummer è parcheggiato nel vicolo sul retro e Ajay e il suo assistente, entrambi capaci di persistentissima traspirazione, sono al lavoro. Alle 5 il team elettrico annuncia che 5 cavi, ciascuno del diametro di 2 dita sarebbero penzolati allegramente dal soffitto sulla testa degli invitati per infilarsi nel nostro quadro elettrico pop-art (v.foto in post passato). S è lapidaria: se lo possono scordare! Ajay si gratta la testa sconsolato, io già mi vedo le signore in saree spatasciarsi al buio sul vetro della veranda…
Sir, I found solution! Mitico Ajay, farà passare i cavi all’interno delle canaline esistenti; riconoscenti, gli cantiamo la canzoncina di Mission Impossible, pappa-pa-pa-pa-pa, pappaparapà…parà!Lui è contento come una pasqua.
Alle 6.30, dopo aver comprato una vagonata di birra (ops… mi ero dimenticato!) e accompagnato Kina in esilio a casa di A, già stremato, vado finalmente a farmi la doccia. Esco annodandomi la cravatta, mi si para davanti uno… ‘io sono Mr R, scusate l’anticipo’, marianna gatta, ma non dovevate arrivare alle 8?



The Golden Temple

Bisognava che arrivassi in Punjab, a 9 km dal confine col Pakistan, per avvertire per la prima volta la famosa spiritualità indiana.
Era da tempo che volevamo visitare Amritsar, il più importante santuario Sikh, e ne valeva decisamente la pena. Con gli in-laws e la zia I ci siamo organizzati un viaggio toccata e fuga in giornata, che per fortuna è andato molto bene. Papu, fantasmagorico tassista dal clacson ossessivo compulsivo, si è fatto sonoramente largo nel casino pazzesco del centro città con inarrestabile furia bitonale. Ci ha scaricato assordati all’ingresso del tempio consigliandoci perentoriamente: shoes, car! E ci ha dato appuntamento lì per riprenderci alle 5 di pomeriggio. Dopo il guado per la lavanda dei piedi, imbandanati gli omini e impashminate le sciure, abbiamo fatto il nostro ingresso nel cortile antistante il lago che circonda il santuario centrale. L’atmosfera, forse anche per il luogo raccolto, era davvero suggestiva. La scelta del lunedì per la visita si è rivelata azzeccata, non troppa gente, zero turisti, e solo pellegrini devoti in visita. Le bionde, nonostante le pashmine, hanno attratto l’attenzione di scolaresche femminili e famiglie, che hanno tutte voluto farsi fare una foto con loro: how are you? What’s your name? Which country?


Mi colpisce che il Sikhismo sia anch’esso una religione del libro, anche se non di quel libro. Il testo sacro, Guru Granth Sahib, viene portato dall’ Akal Takht, sede del governo supremo dei Sikh, all’ Hari Mandir, il tempio in mezzo al lago, ogni giorno, e riportato indietro per la notte.
Gobind Singh, decimo e ultimo guru, ha fatto della comunità anche un ordine militare, il Khalsa, di cui tutt’oggi i devoti portano i 5 simboli:

Kesh: i capelli lunghi
Kachha: pantaloni al ginocchio
Kirpan: pugnale
Kangha: pettine
Kara: braccialetto

Nel giugno 1984 Indira Gandhi ordinò all’esercito di attaccare i militanti indipendentisti asserragliati all’interno del complesso del tempio d’oro. Finì in un bagno di sangue. Il 31 Ottobre dello stesso anno, per vendetta, Indira fu assassinata da 2 delle sue guardie del corpo Sikh.