lunedì 6 agosto 2007

500 yards, 4 religions

Non fai a tempo a metterti le scarpe che le devi togliere di nuovo…
Lungo il lato sinistro di Chandni Chowk si susseguono a ritmo serrato i templi di ben 4 religioni. Dopo il tempio Jain viene quello Hindu, poi quello Sikh e infine una moschea; praticamente un ecumenismo spaziale se non filosofico.
Il tempio Hindu è uno dei più importanti a Delhi tra quelli dedicati a Shiva. Quando sabato ci siamo dati a questa maratona religiosa la pioggia durante la notte era stata incessante, per cui strade e vicoli erano ancora un guazzabuglio di fango. Una gioia lasciare scarpe e calzini nel vicolo paludoso e avventurarsi poi a piedi nudi…
Se nel tempio Jain avevamo assistito ad una devozione meditativa e silenziosa, qui siamo stati testimoni di una devozione dinamica: un gruppo compatto e numeroso di uomini e donne si affollava chino attorno all’antico lingam, intento ad una abluzione continua dello stesso, un’attività senza soste di impressionante fervore.
Poco più avanti sorge, sul luogo del martirio del Guru, un grande Gurudwara Sikh, a cui si accede non solo scalzi, ma con la testa coperta. Salite le scale ci si ritrova in una grande aula coperta di tappeti, il cui aspetto ha effettivamente delle affinità con la struttura delle moschee. I devoti che non si siedono in preghiera al centro dell’aula sono guidati in un percorso perimetrale che li porta davanti ai resti dell’albero presso il quale avvenne il martirio e poi dietro alla struttura che conserva il Sacro Libro Sikh, che viene costantemente presidiato dai sacerdoti. Al lato dell’altare, al momento della nostra visita, 3 di loro suonavano e cantavano inni.
Che il culto del Sacro si esprima in forme così differenti in uno spazio tanto ristretto, e a fronte della povertà delle costruzioni circostanti e della frenesia dei bazar tutto intorno, lascia in qualche modo frastornati; costringe per forza di cose ad una indigestione di informazioni dalla difficile elaborazione.
Affacciarsi dalla terrazza della moschea dalla quale l’invasore persiano secoli fa assistette all’orrendo massacro di quasi tutta la popolazione fa percorrere un brivido lungo la schiena. L’umanità dimentica si muove in massa al di sotto, una fontana vittoriana a secco è sormontata da una piccola bandiera Sikh arancione a ricordo di un altro martire; scendiamo e attraversiamo il fiume di macchine e autorichshaw per infilarci in un vicolo: passato un ragazzo che, usando le mani come pennelli, dipinge di nero una serie di barre metalliche abbiamo trovato, seminascosto, un altare a Kalì con un suo inquietante avatar, è dunque questa la Yuga/Età della dea?

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