giovedì 29 gennaio 2009

Rajasthan Blues

E’ fatta, finalmente dopo aver rimandato piu’volte si parte per Jodhpur e Jaisalmer. Vista l’esperienza maturata ci presentiamo in aeroporto con un anticipo pazzesco e subito verifichiamo l’evidenza della 4ta legge di Sri Sri Murphy: ovviamente stavolta non c’e’ in giro un cane.

“Welcome to the way the world travels“ dice la linea aerea sul suo sito per pubblicizzare il web check in, poi pero’ scopri che devi comunque passare al counter per farti mettere sulla carta d’imbarco un timbro di verifica…
Vabbe’comunque, dopo i soliti rituali e ritardi ci imbarchiamo in prima fila su un altro mini aereo a pale, abbastanza da far perdere a S la serenita’; in volo vediamo la gia’ scarsa vegetazione diminuire gradualmente e gli Aravalli in lontananza ci accolgono nel Marwar, la desertica ‘terra della morte’

Me Hindustani eh. Family, family friends, tik eh?

Ma vieni! A., dicendo che siamo amici suoi, e non polli occidentali, ha dimezzato il costo della macchina che ci portera’ da Jodhpur a Jaisalmer, e tuttavia il fatto che il servizio sia fornito dalla Decent Tours (sic!) ci fa cercare il nostro autista con un po’ di trepidazione. E invece P. si presenta impeccabile nella sua livrea, con un cartellino con i nostri nomi debitamente storpiati, e ci guida verso una Indigo nuova di zecca. Piu’ Marwari di cosi’ e’ difficile: manca il turbante, ma P. sfoggia comunque, ad entrambi i lobi, gli orecchini d’oro e pietra dura a forma di margherita, e ha i tratti dolci e gia’ rugosi di chi sa cos’e’ il calore del Thar

Centinaia di km su una national highway indiana in mezzo al deserto potevano essere un potenziale calvario, ma la strada e’ sgombra e ben tenuta, P -deo gratia- non va contromano, ne’ sorpassa in curva in salita e cosi’ dopo un po’ mi rilasso. P e’ contento, portarci gli permettera’ di dormire al viillaggio d’origine sulla strada del ritorno, cosa che sembra non avere la possibilita’ di fare spesso.
Lasciata la citta’ il panorama aspro ci avvolge e guadagna fascino: stentati cespugli aghiformi sopravvivono sul ciglio della strada, cammelli sornioni ruminano le loro spine ad incroci nel nulla, sparuti uomini, in dhoti e turbanti bianchi, incedono lenti e magri nella polvere, avanzando appoggiati ai loro bastoni con gli occhi tesi verso chissa’ dove, dietro le spesse montature degli occhiali.
Qualche duna, qualche donna: con bambini in maglietta e sederini nudi che le trotterellano intorno, cammina velata di rosso, giallo o rosa, con una giara d’alluminio sulla testa, a procurarsi acqua.
Poi un gruppo familiare, un villaggio: basse costruzioni rotonde in terra battuta e tetti conici di arbusti; animali stilizzati dipinti in contorno bianco sul terra di Siena chiaro del muro e poi, a lungo, niente.
Una svolta, un uomo per terra privo di conoscenza, nel bel mezzo della strada. Un gruppo di motociclette sulla sinistra, ma non c’e’ traccia evidente di incidente. Ci fermiamo, fa effetto che gli astanti stiano a distanza, speriamo davvero il poveretto non sia morto! C’e’ silenzio nel Marwar e d’improvviso arriva una Gipsy, un piccolo e sgangherato fuori strada sul cui cassone aperto sembrano intenzionati a caricare il malcapitato. Ripartiamo, con una pesante ombra sul cuore.

Poi una freccia verso una pista difficile da seguire con lo guardo, con un numero e la sigla BSF – Border Security Force. Il Pakistan non e’ lontano, e si vede: ci sono carri armati, pezzi di artiglieria, tende mimetiche: il verde oliva aggiunge ancora piu’ inquietudine al beige chiaro.
La natura pero’ ci viene in soccorso, P indica con la mano tesa: c’e’ qualcosa che salta alla nostra sinistra, “Chinkara”! 4,forse 5 Gazzelle Indiane (Gazella Gazella Bennetti – visto che siamo sempre in mezzo?), una vera rarita’, si inseguono tra gli sterpi.

Il sole cala, le gigantesche pale di impianti eolici ci dicono che Jaisalmer la ventosa e’ vicina, ed eccola finalmente all’orizzonte, la rocca gialla Rajput. Stanchi, i sensi stracarichi, siamo arrivati.


“Ho visto piu’di quel che ricordo e ricordo piu’ di quel che ho visto” B Disraeli

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